Tag Archives: ricerca

Neuroauguri e buon 2013

tumblr le9ae6KluS1qe0eclo1 r5 500 Neuroauguri e buon 2013

Chiudo l’ultimo dell’anno di nuovo con la gif
estratta dal neuromitologico film di Kubrick e ringraziando in particolare Vincenzo Romei (ricercatore e professore universitario a Londra), Duilio Garofoli (ricercatore di neuroantropologia a Tubinga), Peppe Liberti (fisico e intelligente divulgatore di scienza su Rangle), Massimiliano Aceti (ricercatore in neuroscienze), Moreno Colaiacovo (ricercatore e biologo), Mauro (ricercatore), e tutti coloro che pazientemente hanno sopportato le mie richieste di articoli di ricerca integrali, pubblicati nelle più importanti riviste scientifiche. Grazie anche ai blogger (il cui elenco non è possibile realizzare adesso) che scrivono storie di scienza, di ricerca e di insaziabile curiosità per il mio cervello e il mio cuore. Infine grazie a te Gaia, per la tua pazienza di sopportare i miei “ritiri” tra libri, pdf e device. E per avermi fatto diventare papà di Leonardo.

white 15 Neuroauguri e buon 2013Send to Kindle

I dieci neuroarticoli più letti del 2012

20121229 162647 I dieci neuroarticoli più letti del 2012
Il 2012 è stato un anno molto positivo per questo blog. Ci sono state circa 35.000 visite uniche e 52.000 visualizzazioni di pagina, con una media di lettura di un minuto e mezzo. Strani numeri per chi come me non capisce un acca di strategie di marketing. Insomma, mi fa piacere che ci siano molte visite e una reciprocità tra me e il lettore attraverso feedback come i commenti o gli strumenti di condivisione (facebook, twitter etc.), nonostante il fatto che scrivo spesso su argomenti ostici indugiando su dettagli metodologici e interpretativi che scoraggerebbero chiunque pur provvisto di buona volontà.

Il tempo medio di un minuto e mezzo impiegato su un articolo mi suggerisce di accorciare il testo, di scrivere in modo più semplice e chiaro (dannato problema che mi porto dietro dal liceo!) e di scegliere argomenti più sensibili al lettore comune. Ok, naturalmente non ci credo che ci sia un lettore comune, né ritengo intelligente scrivere sul tema pruriginoso corrente per aumentare il prestigio (in numero di visite) del blog. Rimango sempre dell’idea che, scrivendo come un bimbo alle elementari (soggetto più verbo più complemento), sia possibile trattare argomenti anche complicati rendendoli di facile comprensione pur in un registro specialistico cautamente rigoroso. Soprattutto dosando ragionevolmente il resto dell’apparato linguistico per infondere quel pizzico di trasgressione narrativa perché solo il racconto può mettere d’accordo cervello e cuore.

Finora, non sono certo di essere riuscito a rispettare questi buoni propositi nei miei articoli. Ma prometto di perseguirli con tenacia. Se ho commesso degli errori nella costruzione di una frase, nella declinazione di un verbo, nella scelta di un vocabolo, mi spiace. Se ho scritto delle stupidaggini, scrivetemelo a chiari lettere e correggerò cospargendomi il capo di cenere… Se ho scritto in modo poco chiaro, chiedo scusa. Ritengo indiscutibile l’osservazione di Montanelli: se non ti capiscono nonostante credi di aver scritto in modo chiaro, vuol dire che non lo sei stato anche solo per quell’unico lettore che non ha capito.

Sotto troverete i dieci articoli più letti nel 2012 di Neuromancer. Quasi tutti sono tratti da ricerche pubblicate nelle maggiori riviste scientifiche (scusate, ma ci tenevo a sottolinearlo). Cliccando sopra al titolo vi apparirà la pagina corrispondente dell’articolo. Chissà quale sia quello che preferite di più. La mia preferenza è sull’articolo che riguarda gli stati di coscienza, forse l’argomento cui ho dedicato più attenzione in quest’anno che si conclude. Non mi resta che augurarvi buon anno 2013! invitandovi a scegliere (anche casualmente) un articolo da leggere appena avete un minuto e mezzo di tempo.

1) Le relazioni sessuali di Leonardo da Vinci
2) Il delirio di Truman
3) I neuroni specchio
4) La solitudine è fuori moda
5) L’epilessia non è immorale
6) Stati di coscienza
7) Tetris mentale
8) I blog italiani di psicologia
9) La nascita della psicologia come scienza
10) Virgilio o Baudelaire

white 15 I dieci neuroarticoli più letti del 2012Send to Kindle

L’epilessia non è immorale

nudi 300x200 Lepilessia non è immorale

rb2 mid Lepilessia non è immoraleQuando si parla di epilessia le prime immagini che vengono in mente sono persone che tremano violentemente e cadono a terra. In un articolo di scienza forense viene illustrato un fenomeno clinico meno noto dell’epilessia: il denudamento in pubblico (disrobing) quando si scatena una crisi e le possibili conseguenze legali.

Questo comportamento inconsueto può accadere durante una crisi o nel periodo immediatamente successivo. Alcuni pazienti cominciano a spogliarsi senza rendersene conto oppure manifestano una crisi mentre si trovano svestiti, per cui appaiono in pubblico già nudi. Nell’articolo sono menzionati due casi clinici, ricoverati in day hospital, studiati mediante EEG e videoregistrazioni durante una crisi per analizzare questo tipo di comportamento. Un terzo caso è riportato per evidenziare le conseguenze legali scaturite da una crisi notturna in cui il paziente ha cominciato a vagare in nudo.

Nella letteratura neurologica il denudarsi durante un attacco epilettico è un argomento poco trattato o, quando accade, è considerato sintomo di una diagnosi differenziale (cioè non addebitato all’epilessia). In genere, nella letteratura forense, l’attacco epilettico è associato a comportamenti aggressivi o violenti. Molti imputati attribuiscono i loro comportamenti criminali a una crisi epilettica, sebbene in sostanza queste pretese mancano di ogni credibilità medica e al contrario i loro atti appaiono chiaramente premeditati e intenzionali.  La “difesa epilettica” per l’aggressione è quindi percepita con un certo grado di scetticismo quando evocati per giustificare comportamenti criminali.

Eppure gli Autori dell’articolo sottolineano che la letteratura medica forense  è quasi esclusivamente focalizzata sui legami tra epilessia e crimini violenti. Ma molti ricercatori hanno stabilito che le crisi sono raramente associate a comportmenti aggressivi. Quando ciò avviene, l’aggressione è di rado diretta verso qualcuno, non è pianificata, né implica particolari abilità o comportamenti finalizzati. Ci sono inoltre altre forme di comportamento durante o dopo una crisi, potenzialmente a rischio di penalità e poco citati in letteratura, che non giustificano lo scetticismo incontrato nei casi di “difesa epilettica” per i crimini violenti. Il denudamento rappresenta una tale eccezione. Il disinteresse verso questo fenomeno può essere accreditato all’atmosfera particolarmente avversa verso i crimini di natura sessuale che possono condizionare l’attenzione verso la potenziale legittimità della difesa legale nei casi di epilessia.

I casi esposti nell’articolo sono stati identificati alla Clinica per l’Epilessia dell’Università del Colorado di Denver. Il terzo caso, interessante soprattutto per le conseguenze legali, è quello di un uomo di 40 anni che soffre di crisi tonico/clonica dall’età di trent’anni. Egli ha avuto una crisi generalizzata durante la notte mentre dormiva nudo con la sua compagna. Durante la crisi è sceso dal letto ed è andato nel corridoio dove ha incontrato la figlia minorenne della sua partner. Non ha riconosciuto la sua presenza né ha ricordato l’incidente. Ma è stato incarcerato con l’accusa di esibizione immorale verso una minore.

Gli Autori dell’articolo di ricerca asseriscono che nelle casistiche medico-legali l’epilessia è stata raramente la causa di atti criminali. Spesso questo argomento è stato utilizzato dagli imputati per difendersi dai loro atti violenti, ma queste strategie difensive sporadicamente hanno avuto successo perché percepiti dalla corte con grande scetticismo. D’altra parte, i casi citati nell’articolo dimostrano che la crisi epilettica può determinare un comportamento in cui il paziente si spoglia in pubblico oppure già nudo si esibisce durante o dopo una crisi. Atti che spesso incorrono a conseguenze penali gravi perché fraintesi. L’intolleranza collettiva verso i crimini di natura sessuale ha poi incrementato la diffidenza verso le difese legali che ricorrono a spiegazioni mediche nei casi di denudamento dovuto a crisi epilettica. In effetti quando la crisi determina comportamenti automatici che coinvolgono lo spogliarsi in pubblico o altre azioni che possono apparire di natura sessuale (come toccarsi i genitali), può far scattare l’accusa di pubblica indecenza o esibizione oscena.

Come nel caso del paziente epilettico nudo di fronte ad una minore, le conseguenze penali diventano rilevanti. Per questa ragione gli Autori dello studio ammettono che i casi epilettici di denudamento rischiano di essere male interpretati. Per evitare conseguenze penali è necessario che gli esperti di medicina legale e la corte sappiano che la storia medico-legale dell’epilessia associata agli atti violenti rappresenta un aspetto minore delle manifestazioni sintomatiche dell’epilessia. Il comportamento di denudamento deve essere naturalmente valutato caso per caso per legittimare queste conclusioni. L’abilità di giudicare attentamente il fenomeno, l’identificazione dei casi legittimi e la richiesta di ulteriori consulenze neurologiche saranno significative competenze dei legali e dei medici a consulto.

Infine, gli Autori citano il lavoro di Fenwick e Walker per stilare una linea guida per valutare la validità e l’opportunità di una difesa legale di chi si è denudato durante o dopo una crisi epilettica. I consulenti esperti, prima di attribuire una connotazione criminale ad un problema epilettico, dovrebbero considerare i seguenti punti:

  • Il paziente dovrebbe avere una diagnosi antecedente di epilessia. Un comportamento criminale che risulta dovuto ad un primo attacco epilettico in assoluto è improbabile.
  • L’atto di denudarsi dovrebbe essere insolito per il carattere della persona e inappropriato nel contesto e nelle circostanze contingenti.
  • Prove di premeditazione o di occultamento dovrebbero essere completamente assenti.
  • I testimoni, se ci sono, dovrebbero descrivere un disordine della coscienza di durata rilevante.
  • Il ricordo del comportamento non dovrebbe esserci.
  • La diagnosi di un automatismo per epilessia è una diagnosi clinica. Non bastano le registrazioni elettroencefalografiche, ma richiedono un livello clinico di maggiore ricchezza.

Insomma si tratta di considerazioni che, insieme alla conoscenza che l’epilessia può comportare anche il fenomeno bizzarro di svestirsi o esibirsi nudi in pubblico, dovrebbero aiutare gli esperti medico-legali nel riconoscere le opportunità per una difesa epilettica. A mio parere l’articolo è importante perché offre spunto per ragionare sui legami tra psicopatologie e conseguenze legali. Nello specifico argomento trattato, può consentire al sistema giudiziario di evitare criminalizzazioni inappropriate di azioni che possono essere spiegate dall’epilessia. Senza questo riconoscimento, le persone che soffrono di epilessia sono esposti al rischio di condanne e pene ingiuste che vanno a rinforzare lo stigma storicamente associato al “morbo sacro” (dovuto all’intervento diretto degli dei, secondo gli antichi), aggravando la sofferenza psicologica.

Wortzel, H., Strom, L., Anderson, A., Maa, E., & Spitz, M. (2012). Disrobing Associated with Epileptic Seizures and Forensic Implications Journal of Forensic Sciences, 57 (2), 550-552 DOI: 10.1111/j.1556-4029.2011.01995.x

white 15 Lepilessia non è immoraleSend to Kindle

Cretinoso, degenerato e geniale

Vincent van gogh 012 300x199 Cretinoso, degenerato e geniale

rb2 mid Cretinoso, degenerato e genialeUn gruppo di ricerca svedese ha analizzato i dati anagrafici di circa 300.00 pazienti con disturbi mentali tra il 1973 e il 2003. Lo scopo è stato quello di verificare le possibili correlazioni tra malattia mentale e creatività.

I ricercatori hanno chiesto al centro nazionale del censimento svedese di poter raccogliere dati sul tipo di lavoro che i soggetti psichiatrici (schizofrenia, disturbo bipolare e depressione) svolgevano e sulla condizione professionale dei familiari. Nella raccolta dei dati hanno fatto attenzione se i casi psichiatrici si occupassero di una professione “creativa”, ad esempio se fossero designer o fotografi (visual artist), musicisti, attori, scrittori (non-visual artist) o accademici, cioè insegnanti universitari. Come potete osservare nel grafico sottostante, le analisi statistiche hanno messo in evidenza che coloro i quali erano affetti da disturbo bipolare (oppure un fratello o una sorella di un bipolare) svolgevano un lavoro creativo. Per quanto riguarda la schizofrenia il quadro appare più complesso: pazienti schizofrenici statisticamente non erano associati a lavori creativi, ma esserne un familiare ne aumentava la probabilità. La depressione unipolare sembra non essere correlata.

 

 Cretinoso, degenerato e geniale

 

E’ interessante notare che l’analisi non è stata direttamente condotta sulle misure specifiche del quoziente intellettivo (QI). Eccetto per alcuni dati che, estratti dal servizio militare, hanno evidenziato per il gruppo degli uomini che in generale i tipi creativi avevano una media superiore di QI, mentre i pazienti presentavano una media leggermente più bassa rispetto al campione, rafforzando il valore della correlazione tra pazienti psichiatrici e creatività a prescindere dal concetto di intelligenza.

C’è da aggiungere che non tutti i pazienti schizofrenici hanno fornito una valida risposta riguardo alla loro occupazione (il 45%), comparati al 75% dei bipolari e dei depressi, mentre nel gruppo di controllo si raggiungevano stime dell’80%. In generale non è così scontato che le persone forniscano informazioni personali sullo stato della propria occupazione. Ecco perché i ricercatori hanno cercato di aggirare questo ostacolo scandagliando i dati dei familiari quando non ottenevano informazioni dai soggetti schizofrenici.

Aggiungo che in questo tipo di ricerche è importante non trascurare il ruolo dell’influenza ambientale e familiare. E’ curioso infatti che non ci siano differenze significative tra pazienti bipolari e i loro familiari (non bipolari) rispetto alla categoria dei lavori creativi, cioè entrambi statisticamente si occupano di lavori creativi. Questo dato potrebbe far pensare o ad una condivisione genetica fra familiari (correlata quindi alla creatività…?) o a fattori socio-economici a monte di questa interessante connessione. Oppure, azzardo, potrebbe semplicemente trattarsi di un campione di individui rappresentativi della classe media, condizione socioeconomica che potrebbe soppiantare il fattore esplicativo psicologico con quello sociologico…

Certo, è una ricerca che va ad ingrossare l’enorme produzione scientifica che (vanamente) ha cercato e cercherà di scovare il legame affascinante tra la creatività e il disturbo mentale, tra genio e follia. Personalmente mi colpiscono le dimensioni del progetto, i numeri del campione e il fattore longitudinale. Sarà necessario approfondire e replicare l’indagine, anche al di fuori del contesto scandinavo. Forse però noi italiani ci abbiamo pensato prima.

Infatti nelle mie letture mi sono imbattuto in queste bizzarre ipotesi di Cesare Lombroso ne L’Uomo Delinquente (1876), che scriveva: “nei paesi freddi la resistenza alla vita sarebbe maggiore, per la maggior difficoltà dell’alimento, del vestiario e del riscaldamento, ma appunto per questo vi è minore l’idealità e l’instabilità; il freddo eccessivo rende l’immaginazione assai più lenta e meno irritabili e mutevoli gli animi; d’altronde dovendo l’uomo supplire con molto combustibile ed enormi dosi di alimento carbonioso al difetto di calore, consuma forze che vanno a detrimento della vitalità individuale e sociale. Da ciò, e dall’azione indiretta depressiva sui centri nervosi, si originano la maggior calma e dolcezza…” (il corsivo è mio).

lombroso Cretinoso, degenerato e geniale

Poi aggiunge: “la storia non segnala alcun esempio d’una regione tropicale in cui il popolo siasi sottratto alla servitù; nessun esempio il cui caldo eccesivo non abbia dato luogo ad un’abbondanza di nutrimento [...], a regione della minore resistenza che acquista l’uomo alla lotta avendo bisogno di combustibile, di vestiario e di cibo; da questa ragione l’uomo è tratto all’inerzia [...], l’inerzia resa necessaria dal caldo eccessivo, ed ispirata dal sentimento abituale di debolezza, rende l’economia più soggetta alle spasmodie, e quindi al fanatismo religioso e dispotico; di qui lo esagerato libertinaggio che si alterna coll’eccessiva superstizione, come l’assolutismo più duro colla sfrenata anarchia”.

uomo delinquente 300x153 Cretinoso, degenerato e geniale

A nord gli individui sarebbero più depressi e operosi, mentre al sud sembra che gli individui siano più dediti alla passionalità (forse sono più schizofrenici o borderline?), grazie ai fattori climatici e geografici. Insomma, sebbene sembra esporre una differenza antropologica tra nord e sud, è intrigante la coincidenza fra la ricerca “nordista” svedese e l’analisi opinabile del Lombroso. I ricercatori svedesi mostrano che la depressione bipolare è correlata con un lavoro creativo e più di cento anni prima il criminologo italiano spiegava che i popoli del nord per l’azione (termica) indiretta depressiva sui centri nervosi fossero più inclini ad immaginazione assai più lenta e meno irritabili e mutevoli gli animi.

Certo il disturbo bipolare si distingue da quello unipolare perché, oltre a quella depressiva, prevede nel quadro diagnostico la dimensione maniacale. E poi la mia coincidenza potrebbe apparire un po’ forzata. Tuttavia la ricerca svedese, insieme a tutto il relativo genere, richiama quell’irresistibile tendenza ad attribuire ad una dimensione mentale (o fisica, o neurologica) una connotazione socioculturale (la creatività professionale) che, in un modo o nell’altro, finisce per generare dei comportamenti sociali anche discriminatori. Ecco perché l’idiozia o il genio sono arbitrari giudizi di realtà, che ci dicono molto su chi li emette e pochissimo sul presunto oggetto da spiegare.

A proposito, c’è un aneddoto significativo su una visita di Lombroso a Tolstoj, ben documentato in un libro di Mazzarello (2005). Il medico italiano era andato nell’agosto 1897 a Mosca per il 12simo Congresso Internazionale di Medicina, ma in realtà aveva soprattutto intenzione di incontrare l’autore di Guerra e Pace allo scopo di verificare la sua teoria sulla relazione tra genio e follia. Lombroso riteneva infatti che Tolstoj fosse “di aspetto cretinoso o degenerato (lo stesso pensava di Socrate, Ibsen, Darwin, Dostoyevsky), come aveva dimostrato in uno dei ritratti pubblicati nella sesta edizione de L’uomo di Genio (1894). Lombroso con la sua ostinata insistenza era riuscito a superare gli ostacoli eretti dalla polizia e finalmente ebbe il permesso di incontrare Tolstoj a Yasnaya Polyana.

tolstoy 236x300 Cretinoso, degenerato e geniale

Quando si incontrarono, Lombroso volle verificare la sua teoria che prevedeva una connessione tra genio e degenerazione. Ne trovò conferma, dichiarando che Tolstoj fosse affetto da “psicosi epilettoide”, tara ereditaria di una malattia mentale rintracciabile sia nei suoi antenati sia nei suoi figli. Non fu comunque un incontro felice. Tolstoj, successivamente, avrebbe scritto nel suo diario: “…Lombroso è venuto qui. E’ un vecchio uomo ingenuo e limitato” (27 agosto 1887). Mazzarello osserva che, proprio in quei giorni, il celebre scrittore russo stava portando a termine Resurrezione nella cui storia c’è l’arringa di un avvocato imbevuto di idee lombrosiane che  ad un certo punto è richiamato all’ordine dal giudice della corte “nel non andare oltre i limiti!”, mentre un altro collega afferma che è “un uomo molto stupido”.

La visita moscovita di Lombroso rivela certi aspetti che sintetizzano la personalità del bizzarro scienziato criminologo: da un alto, la sua abilità a elaborare interessanti teorie e a verificarle sul campo tramite l’osservazione diretta, dall’altro lato però le lacune metodologiche e le scarse dimostrazioni appaiono inconfutabili. Probabilmente, lo sforzo di trovare legami (magici) tra follia e genio, tra aspetto fisico e condizione mentale, era condizionato dall’essere un uomo del sud europeo che, come egli stesso aveva osservato, era condizionato da una passione per la ricerca”assoluta”, “libertina” e “superstiziosa”.

Kyaga, S., Lichtenstein, P., Boman, M., Hultman, C., Langstrom, N., & Landen, M. (2011). Creativity and mental disorder: family study of 300 000 people with severe mental disorder The British Journal of Psychiatry, 199 (5), 373-379 DOI: 10.1192/bjp.bp.110.085316

white 15 Cretinoso, degenerato e genialeSend to Kindle