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L’Enpap cerca idee (gratis)

L’impeccabile Christian scrive un pezzo tutto da leggere sulle politiche “innovatrici” dall’Enpap:

Il 30 novembre scadrà la “Chiamata alle Idee”. Se avete un progetto da inviare all’Enpap dovete sbrigarvi. Come al solito, valutiamo i motivi del sì e del no, cioè le motivazioni di chi sostiene questa iniziativa e quelle di chi non vuole aderire [...]

Se passerà l’esame, al vostro lavoro verrò data risonanza tramite una campagna di comunicazione nazionale a spese dell’Enpap (cioè per tutti noi psicologi) e un convegno di lancio nel 2015. E verrà pubblicato con tutti gli altri a spese dell’Enpap (cioè di tutti noi psicologi) in una pubblicazione sia cartacea che online e sarete invitati a partecipare ai tavoli di concertazione [...]

Molti colleghi del Lazio e di altre regioni che si occupano di progettazione mi hanno detto che non hanno partecipato alla Call perché i progetti sono frutto di molte ore di studio e di lavoro e il lavoro va retribuito. “Per i progetti già realizzati e per quelli che richiedono migliaia di euro per essere realizzati posso anche capirlo – mi ha detto un collega del Lazio – ma se sono realizzabili col piffero che li faccio pubblicare, sennò mi rubano l’idea!” (ok, non ha detto esattamente “piffero” ma fa lo stesso).
Una collega sarda mi ha fatto notare che nel Bando dell’Enpap c’è una sezione sugli Obblighi dei partecipanti ma non viene detto nulla riguardo alla tutela del proprio lavoro, anzi:

«La partecipazione al presente Bando comporta la completa ed incondizionata accettazione di quanto in esso contenuto nonché esplicita liberatoria per la pubblicazione dei contenuti».

I sardi, si sa, sono gente pratica e sospettosa, non gli freghi facilmente il porceddu da sotto il naso! Aiò! Fogu d’abbrugidi! [...]

Per finire una domanda: ma l’Enpap (che rappresenta circa la metà degli psicologi italiani) non è l’ente nazionale di previdenza ed assistenza degli psicologi? Un’iniziativa simile me la sarei aspettata dall’Ordine e non da chi gestisce le pensioni degli psicologi.

link all’articolo di Christian Giordano

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Allucinazioni in fondo al mare.

Ho ricevuto molti messaggi contraddittori a proposito dell’annuncio dell’APA sulla interruzione definitiva delle ricerche in psicologia. Sui social network tra incredulità e diffidenza, la notizia ha reso tutti gli psicologi incerti, arrabbiati e più motivati a perpetuare gli errori.

Un po’ col fiato sospeso andiamo in vacanza. E in attesa degli eventi, speriamo che gli scenari possibili abbiano la bellezza delle allucinazioni nel video Narcose.

NARCOSE from Les films engloutis on Vimeo.

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Gli psicologi online: un progetto italiano.

rapporto 2014 sipo 222x300 Gli psicologi online: un progetto italiano.

È stato pubblicato il rapporto dell’anno 2013 sul servizio di richiesta di aiuto via facebook e skype offerta dal SIPO (servizio italiano di psicologia online). Ho ricevuto il pdf direttamente da Davide Algeri, fondatore del SIPO insieme a Luca Mazzucchelli, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia. Si tratta di una sintesi descrittiva dell’esperienza compiuta durante lo scorso anno tra gli operatori del servizio online e gli utenti che hanno chiesto un colloquio.

In questo rapporto, dunque, a differenza dei precedenti saranno confrontati i dati raccolti attraverso il servizio via chat con quelli raccolti mediante il servizio di video consulenza, al fine di provare a delineare i differenti profili di utenza che chiedono aiuto allo psicologo nell’uno e nell’altro caso. Dal confronto tra i dati sono ovviamente emersi degli elementi comuni alla scelta di entrambi i canali, e altri che sembrano essere peculiari dell’uno rispetto all’altro. Ad esempio a muovere gli utenti a chiedere aiuto sembrano esserci sia via chat sia via webcam la necessità di comprendere il proprio vissuto e il desiderio di intervenire sul problema.

Invece una differenza interessante è data dal setting dell’eventuale proseguo della consultazione psicologica: nel caso della chat sembra esserci più motivazione a rivolgersi ad un servizio dal vivo, nel caso delle video consulenze la preferenza è a proseguire utilizzando il canale della consulenza online, probabilmente a conferma dell’utilità del supporto ricevuto.

Lo scopo principale del colloquio per entrambi i canali facebook o skype è quello di indicare un riferimento professionale sul territorio per un primo colloquio faccia a faccia.

Alcuni numeri sul canale Facebook: su 38 chat (ogni martedì sera dalle ore 20.30 alle ore 22.30, durata 30 minuti per colloquio) l’utenza aveva un’età compresa tra i 18 e i 25 anni e il 91% erano donne. Il 60% dei partecipanti ha ha una licenza delle medie superiori e il 31% una laurea.  Il 41% è costituito da studenti e subito dopo ci sono gli insegnanti e i disoccupati (23%). La motivazione principale della richiesta di aiuto è stata: “non sapevo a chi rivolgermi” e un disturbo d’ansia (il 31%) è stato il disagio predominante.
Comprendere e risolvere (subito) la richiesta sono le aspettative dell’utente. Infine per il 57% c’è la ferma intenzione di rivoglersi ad uno psicologo dopo il colloquio su facebook. Insomma, il contatto virtuale può essere un utile check-up per rivolgersi fisicamente ad uno psicologo (confermato per il 58% degli utenti nel questionario di follow-up, anche se ha risposto appena la metà degli utenti).

rapporto 2014 sipo grafici 300x289 Gli psicologi online: un progetto italiano.

Vediamo ora alcune statistiche sul canale video di Skype: 45 utenti hanno accettato un colloquio via webcam su 123 richieste, principalmente nelle fasce di età tra 18-26 e 32-41 anni (circa il 60% del totale) e una leggera prevalenza di sesso maschile (57%). Per quanto riguarda l’istruzione, oltre la metà ha dichiarato di possedere una licenza media superiore, mentre sono soprattutto gli impiegati (il 38%) che richiedono il servizio. Per più della metà si tratta della prima volta con uno psicologo ed un buon 50% ha già avuto precedenti colloqui faccia a faccia (quindi ritengono valido anche il servizio di consulenza a distanza).
La comodità e l’immediatezza del servizio sono i motivi principali di scelta del canale skype (per il 62%). I problemi d’ansia, di coppia e depressivi coprono circa il 70% dei disagi riportati. Le aspettative sono ancora una volta incentrate sulla comprensione del problema e una risoluzione immediata.

rapporto 2014 300x222 Gli psicologi online: un progetto italiano.

Al contrario di quanto avviene con facebook, la maggioranza degli utenti skype (l’85%) ha intenzione di proseguire la consulenza online anziché gli incontri faccia a faccia.

Nel 2013 il SIPO ha fornito orientamento psicologico gratuito a 83 utenti, alcuni via chat, altri via webcam.
Dall’analisi dei dati emerge che via chat l’utenza sia prevalentemente femminile e giovane (tra i 18 e i 25) con problemi d’ansia, familiari e dell’umore. Per quanto riguarda invece il servizio via Skype, l’utenza è equidistribuita tra uomini e donne, di età complessivamente maggiore rispetto alla chat e per problematiche ansiose, depressive e di coppia.
La scelta del canale online, nel servizio via chat, assume il senso di un primo approccio al problema in quanto dettata spesso dal non conoscere a chi affidarsi (nel 31% dei casi).

Di fatto questo è un problema presente in chi sceglie Skype con una frequenza sostanzialmente dimezzata (17%). La motivazione a continuare un percorso psicologico più strutturato dopo il primo
incontro non cambia a seconda del mezzo utilizzato (chat o webcam). Però chi inizia via Skype è molto più motivato a continuare un percorso online rispetto a chi inizia via chat, che preferisce invece un contatto dal vivo per proseguire il percorso.

Le premesse sperimentali a livello internazionale per questo genere di progetti online ci sono tutte (ad esempio vedi quest’articolo ) e le possibilità di intervento sono innumerevoli (pensate a chi ha pensieri suicidari, a chi subisce maltrattamenti, ai pazienti oncologici, agli anziani o ai giovanissimi che ormai utilizzano facebook come un motore di ricerca).

Il progetto lombardo del SIPO è da tener d’occhio. Mi sembra ammirevole per l’impegno tecnico, l’attenzione alla preparazione degli esperti (spicca su tutto l’impiego costante di supervisione), la chiarezza, la trasparenza, la semplicità delle istruzioni e infine, ma non ultimo, per l’approccio non sensazionalistico. Non si vendono terapie che garantiscono la guarigione per ogni malessere. E, d’altro canto, non si pubblicizza una filosofia della salute come se fosse un centro di benessere.

Sarebbe consigliabile una corposa finestra dedicata alla sperimentazione attuale e consolidare l’approccio procedurale nell’analisi della domanda (pubblicandone una review su riviste specializzate), affinché la pratica di intervento sia aperta ad un controllo esterno. Sia chiaro, le statistiche sono basate su un gruppo di utenti sostanzialmente scarso (appena 83). Il valore delle analisi è solo di tipo descrittivo. Ma è ragionevole. In un’epoca di sviluppo tecnologico impressionante in cui ancora non si capisce molto dove si andrà a parare, la cautela è d’obbligo. Tuttavia, il gruppo AlgeriMazzucchelli sembra avere adottato le contromisure necessarie per non scivolare in una sconfortante ansia da prestazione virtuale.

link al rapporto del SIPO

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È la scienza bellezza… e questo è terapeutico.

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E le repliche continuano nonostante le lamentele. È la scienza, bellezza. Il Many Labs Replication Project non si è fermato qui. Anzi, un articolo su Science ci informa che altri 100 ricercatori si sono aggiunti al progetto per riprodurre e verificare la correttezza di 27 esperimenti di psicologia noti in letteratura. Più della metà hanno ricevuto un parziale o completo insuccesso. E molti si chiedono: si tratta di un Rinascimento della psicologia in veste scientifica o di Inquisizione?

Mi sento come un presunto criminale che non ha diritto di difesa e non c’è modo di aver giustizia, afferma Simone Schnall della University of Cambridge U.K. studioso dell’embodied cognition. Si sente sotto accusa dopo l’esito negativo della replica di una ricerca del 2008 che metteva in evidenza come il senso morale potesse essere manipolato lavandoci la mani. Sette su otto esperimenti che riguardano l’embodiment e il priming non sono andati a buon fine (per un riepilogo leggi qui).

I revisori hanno utilizzato un protocollo per compiere le verifiche, preregistrando il disegno sperimentale, tutti i dati e le analisi statistiche che avrebbero adottato nel processo di replica degli esperimenti originali. Insomma, si sono comportati nel migliore dei modi (cioè quello scientifico). Ma alcuni ricercatori come la Schnall parlano di “replication bullying”. Anche perché sembra che, prima della pubblicazione dei risultati delle repliche, su alcuni siti sia trapelata qualche notizia dei primi risultati negativi.

Sia chiaro: è una situazione inedita nel mondo della psicologia. Sta crecendo la tendenza a servirsi di criteri più rigorosi, metodologie empiriche e ricerche basate su dati (data-driven), piuttosto che rimanere nel campo delle speculazioni e delle verifiche autoreferenziali. Ne deriva un dibattito che come in questo caso sfocia in reciproche accuse tra gli autori delle ricerche e gli scettici che dubitano della loro attendibilità. Secondo me, è un dibattito che non nuoce. Fa parte di un tratto tipico della mentalità scientifica: il dubbio a cui corrisponde automaticamente il controllo.

Per evitare che il dibattito possa rovinarsi ostacolando lo straordinario percorso intrapreso, lo psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman suggerisce di adottare una “replication etiquette”:

… dovrebbe essere un prerequisito obbligatorio per la pubblicazione delle repliche ottenere la collaborazione degli autori originari degli esperimenti, i quali dovrebbero essere coinvolti nei processi di replica per dimostrarne la loro buona fedeIn fondo, [anziché parlare di bullismo metodologico], gli psicologi dovrebbero affrontare il problema replicando da sé il proprio lavoro.

Mi sembrano delle osservazioni molto sagge. Dopotutto, che qualcuno in un’altra parte del mondo riproduca la tua ricerca e, se accade, ne dimostri le falle non è bullismo. È la scienza bellezza, e questo è terapeutico.

link all’articolo su Science
link all’articolo dove parlo del Many Labs Replication Project

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