Istruzioni per psicologi
A cosa serve internet per uno psicologo? In genere, ci viene in mente uno studio privato con tutti i confort studiati e costosi o la stanza di un ambulatorio dell’asl. Internet invece è essenzialmente immateriale e non è facile materializzare la fisicità del professionista che mette in pratica una terapia fatta di relazioni e contenuti personalissimi.
Internet è un mondo parallelo a quello fisico, è agganciato alla nostra esperienza, è google, è wikipedia, è youtube. Bisogna pure che lo psicologo italiano si accorga che non può fare la spola tra lavoro e libri che non si aggiornano automaticamente. Deve fare i conti con i tablet, con gli aggregatori di notizie (Rss), con i social network. In quest’ultimo caso, Christian Giordano si diverte ad illustrare gli atteggiamenti caricaturali degli psicologi verso la rete.
L’articolo vale la pena leggerlo, è un’ironica osservazione della realtà italiana che ti dà un’idea della paradossale difficoltà dello psicologo, che per definizione tratta fatti immateriali, nel comprendere la psicologia di internet.
A cosa può servire allora internet per uno psicologo? A voler essere banali, a cercar lavoro. Il primo passo consiste nel mandare curricula, cercare indirizzi di cooperative, dare un’occhiata agli affitti di studi, creare una pagina facebook. Ad iscriversi su Linkedin, frequentare un forum e, come indicato sagacemente da Christian Giordano, scrivere commenti neoconvertiti, diffidenti o da serial publisher.
Se la tastiera non è così difficile da affrontare, lo psicologo può provare un secondo passo scrivendo articoli per un blog o per la propria pagina web. In certi casi speciali, si associa ad altri colleghi per fondare un blog collettivo, scrive su Google+ che sembra un posto più ricettivo a profili specializzati, aggiunge nel curriculum personale in formato pdf una serie di link e di indirizzi mail, oltre ad asserzioni ineffabili tipo: “ho maturato significativa esperienza sui disagi nell’uso delle tecnologie informatiche…” etc. etc.
Questo secondo livello generalmente non dura moltissimo, non che scompaia, piuttosto si blocca in statiche pagine personali, su cui appaiono saltuariamente riflessioni nozionistiche, automaticamente declinate su principi generalissimi (che cosa è l’ansia), filosofici (esistenzialismi metropolitani), scientifici di seconda mano (prendendo spunto da altri articoli senza menzionare la fonte e stravolgendone il significato) e pedagogici (fai questo e ti sentirai meglio).
***
Ok, provo ad elencarti alcune osservazioni su cui poter riflettere insieme e prendere consapevolezza di cose che non ci diciamo ad alta voce:
- Evita di promuovere l’attività professionale. Non ha funzionato, non funzionerà mai. Le persone in fondo cercano informazioni brevi e semplici, non cercano una terapia o una consulenza. I loro contenuti personali, i disagi o “le difficoltà di vita” li riservano in rapporti specifici, in luoghi e tempi ben definiti e raccomandati dall’amico. Solo dopo averti conosciuto di persona andranno a visitare il tuo sito per ricavare qualche possibile pettegolezzo su di te.
- A cosa serve creare collegamenti estesi e compulsivi con altri colleghi? Esiste un effettivo scambio di informazioni, di pareri? C’è un dibattito in corso o un progetto cui collabori collettivamente? No perché difficilmente si verificano queste condizioni, per cui ti chiedo: non ti deprime collegarti estesamente con persone di cui non sai nulla se non che dall’altra parte c’è la stessa ripetitiva ossessione a creare rete senza (senso) fine?
- Se cerchi lavoro su internet, hai sbagliato posto. Non è come il giornale con gli annunci di lavoro. Gli annunci per psicologi equivalgono a spietate interpretazioni del nostro ruolo (operatore sociale, assistente alla persona, segretario, venditore, rappresentante). Inoltre: il curriculum allegato alle mail difficilmente verrà letto, le tue mail sono destinate a fare i conti con i filtri antispam.
- Non scrivere una articolo pedagogico. Se hai intenzione di scrivere articoli divulgativi riporta la fonte e impegnati a imparare insieme al tuo lettore.
Quest’ultimo punto è importante. Le informazioni di psicologia online sono abbondanti: le notizie e gli esperti, i video e i tutorial, le riviste specializzate, i siti di informazione tradizionale, ci sono. Le persone hanno tutto a portata di click. Aggiorna allora la tua conoscenza, scrivi, leggi e condividi senza precipitarti in soluzioni miracolose. Esponi le tue riflessioni, i tuoi dubbi, le alternative che trovi. Tieni sempre in mente che la velocità con cui le persone trovano le informazioni non coincide con l’attendibilità dell’informazione e questo è un punto a tuo favore.
Condividi uno stile, riflettici sopra scrivendo. Fai in modo che il lettore rifletta con te, orientati insieme a lui. Diventare bravo significa che chi ti legge impara a conoscere come è fatta la tua bravura, se ne sente partecipe, lascia un commento, condivide oppure si porta dentro immagini di ciò che ha appreso dalle tue parole. Ogni passione, ogni ricerca è contrassegnata da una essenziale solitudine: oscilla tra conoscenze di chi ci ha preceduto e di chi per un attimo ha dedicato qualche minuto alle tue spiegazioni. Accetta il fatto che puoi non avere feedback immediati.
Scrivere significa che devi leggere poco ma costantemente, cercare i siti giusti, i blogger bravi (soprattutto anglosassoni). Utilizza delle applicazioni per ricevere i loro aggiornamenti, ad esempio utilizzando zite o googlereader. Scegli un argomento principale su cui vuoi approfondire certi aspetti. Costruisci uno stile che ti permetta di scrivere con poche parole chiare su temi complicati.
Punta sulle ricerche pubblicate nei siti riconosciuti (PlosOne, Pubmed, APA, solo per citarne alcuni), cita le fonti, impara a leggere in inglese. Ormai con i nuovi device (tablet o ebook reader) puoi leggere l’inglese aiutandoti con traduzioni istantanee per ogni termine di cui non conosci la traduzione. Gli articoli di ricerca dopotutto sono scritti in un linguaggio semplice e uniforme, non conversazionale.
Intraprendi un atteggiamento scientifico, adottando una prospettiva di civic scientific literacy, come scrive Mark A. Krause nel suo articolo che merita di essere letto sia dagli psicologi che dagli insegnanti. Raggiungi un buon livello di comprensione di termini e concetti scientifici utili per sapersi destreggiare nel mondo delle news trasmesse continuamente, con gli effetti speciali soprattutto intorno alla star più ricercata cioè il cervello.
Internet è agganciato al tuo mondo fisico e non puoi permetterti di sganciarti. Le difficoltà che incontri a saperti misurare con questa realtà antigravitazionale sono le stesse di gran parte delle persone. Le interfacce sono il tuo mestiere.
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Ringrazio per la serietà dell’articolo e per l’interesse da esso suscitato, come di consueto dai suoi scritti, in mezzo a tante chacchiere vuote o tendenziose
Sono contento di aver lancito la scintilla per questo articolo così utile e ben scritto.
In realtà la tipologizzazione degli psicologi alle prese con internet doveva essere una breve premessa ad una riflessione sull’uso deontologico dei Social, ma poi la premessa è diventata troppo ampia e l’ho pubblicata a parte. Mi riservo però di tornare sull’argomento, avvalendomi anche delle tue preziose riflessioni.
Questo articolo è veramente utile e ben scritto; grazie a Carmelo per il modo in cui costantemente con il suo blog ci fornisce informazioni importanti, oltre che scientifiche e relative fonti, e funzionali alla professione e ottimi spunti di riflessione.