La Psicologia Superstiziosa

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Ho letto con interesse sul New York Times una difesa della superstizione e ho pensato a quale impatto critico potesse avere nel lettore smaliziato di oggi. Rituali, pensieri magici, entità animistiche, ci fanno subito pensare a credenze irrazionali e antiscientifiche. Ma alcune ricerche mettono in luce che atteggiamenti “superstiziosi” nascondono dinamiche psicologiche benefiche nella pragmatica della vita quotidiana. Rafforzano in effetti la percezione di controllo nella vita e il potere di trovarci un senso.

Nei momenti ansiosi, quando si effettua una prestazione importante, ad esempio, non è insolito osservare degli strani rituali, toccare certi oggetti, ripetere certe formule speciali, avere con sè dei “portafortuna”. Questo speciale apparato simbolico ha precisi scopi psicologici: produrre un’illusione di controllo e rinvigorisce la fiducia in se stessi (la self-confidence), che migliorano la performance e danno la sensazione di poter indirettamente fronteggiare e portare a proprio vantaggio il corso degli eventi. Alcune ricerche confermano l’influenza benefica delle superstizioni nelle prestazioni future. Sembra che la superstizione aumenti la fiducia nelle proprie capacità, incoraggiando il soggetto ad impegnarsi di più e ad insistere sino al raggiungimento dello scopo.

L’antropologo Richard Sosis dell’università del Conneticut ha scoperto che durante la Seconda Intifada del 2000 nella città di Tzfat, in Israele,  il 36% delle donne laiche recitava preghiere in risposta alle violenze e, rispetto a chi non pregava, esse ne beneficiavano essendo meno ansiose: si sentivano più sicure in mezzo alla folla, andavano a fare shopping o prendevano l’autobus. Il loro senso di autocontrollo, secondo il ricercatore, era più consolidato. Il team della psicologa Damisch dell’Università di Colonia, in Germania, ha allestito degli esperimenti per analizzare le superstizioni basate su rituali (toccare certi oggetti ad esempio) o portafortuna (come gli amuleti).

Lo scopo del disegno sperimentale è stato quello di verificare se credenze o comportamenti superstiziosi potessero incrementare o meno certe performance nelle abilità motorie, in compiti di memoria, nel risolvere anagrammi o nel giocare a golf. I risultati hanno confermato che le credenze superstiziose influenzano positivamente le performance dei soggetti. Rispetto al gruppo di controllo, chi possedeva la palla “portafortuna” giocava meglio a golf, incrociando le dita i soggetti erano più bravi nelle prove motorie, chi possedeva il proprio amuleto mostrava migliori abilità di memoria.

Quante volte avete sentito dire che “tutto accade per una ragione” o che “non è una coincidenza”? Questo è un ragionamento teleologico, la concezione secondo cui dietro il corso degli eventi e della storia del mondo esiste una progettualità con precisi scopi, spesso reconditi e ineffabili, persino nei casi apparentemente più insensati. Laura Kray dell’Università della California di Berkeley, ha messo in evidenza che le persone che credono ai cosiddetti “momenti cruciali” nella vita (turning point, i punti di svolta) avevano una maggior consapevolezza di se stessi ed erano più propensi a dare un significato profondo alla loro vita.

Credere in un destino è un processo mentale che consente di dare una coerenza narrativa alla vita, stimolando una maggiore fermezza e tenacia nel perseguire i propri scopi. Persino quando “i punti di svolta” riguardano momenti spiacevoli della propria storia, secondo la ricerca dello psicologo Kenneth Pargament, gli studenti che vedevano l’evento negativo come facente “parte del piano di Dio” mostravano una maggiore crescita personale nel periodo successivo all’evento doloroso.

Il pensiero superstizioso è più comune di quanto si pensi: presupporre un’essenza in particolari manufatti, credere che alcuni oggetti possano avere un filo diretto con le persone a cui sono collegati (come nelle fotografie delle persone care), l’attribuzione di una coscienza alle cose inanimate, sono alcuni esempi di una percezione animistica del mondo. Secondo alcuni si tratta di inammissibili distorsioni mentali, per altri queste concezioni emergono da schemi mentali automatici che danno struttura e significato alla caotica e, per certi versi, insensata realtà che viviamo ogni giorno.

Attenzione, ci sono le controindicazioni in questo genere di psicologia “superstiziosa”: le ossessioni, il fatalismo, la psicosi. In clinica spesso le ruminazioni, i rituali, le ossessioni, sono sintomi che caratterizzano diversi problemi mentali, come la depressione il disturbo compulsivo-ossessivo, le fobie, certe forme di autismo. Ma una ragionevole dose di pensiero magico permette di non sentirci completamente sovrastati dal disperante scenario che ci proietta come un irragionevole aggregato di molecole, senza alcuno scopo se non quello di trasportare da una corpo all’altro egoisti filamenti di dna.

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5 responses to “La Psicologia Superstiziosa

  1. Heavymachinegun

    Concordo. Anch’io in fondo ho sempre creduto che fare piccoli rituali “magici” aiuti.

    Tuttavia porta ad una contraddizione: perchè è meglio essere superstiziosi? Perchè “conviene”! Per essere più sicuri, per essere più bravi nelle prove motorie e intellettuali, per avere una maggior crescita personale. E perchè? Beh, per essere più competitivi ed avere più chance nella società.

    Quindi è meglio illudersi che il nostro scopo non sia solo “trasportare da un corpo all’altro filamenti di DNA”… al fine di farlo meglio!

    Non sarebbe più semplice accettare con umiltà la nostra limitatezza e smettere di cercare di controllare tutto?

    • Carmelo Di Mauro

      Alla tua domanda finale non so rispondere, dipende dalla scelta personle dei propri scopi. Con una precisazione: siamo fatti per produrre futuro, in cerca di conferme per teorie più stabili e precise. Quindi il controllo ha una potente base cognitiva e pragmatica.

  2. Pingback: Due tipi di pensiero | Neuromancer

  3. Essere “usato” per “rituali magici”: qualcuno che frequento, mi chiede dei numeri a caso, soprattutto in momenti particolari in cui si verificano cambiamenti, o si provano particolari emozioni, ad esempio come cerimonie, momenti di auguri, momenti di partenza o di ritorno, momenti in cui sono personalmente preso a livello emozionale da ciò che sto facendo e da quello che sta succedendo. Più di una volta, mi hanno chiesto di cambiare i soldi dandoglieli poi in mano: una volta in un momento serio in cui si affrontava un problema di salute, e una volta in un momento gioioso di una celebrazione.
    Di recente queste persone, mi hanno chiesto di fare degli acquisti insieme a me, rifiutandomi, si sono molto arrabbiate in modo futile ed infantile, come se stessero andando “a perdita”, e non si sono più recate a fare quelle compere quel giorno, come se non fosse una cosa importante dal momento che non dovevo andarci io con loro. Queste persone, so per certo che sono legate al vizio del gioco d’azzardo.
    Come interpretare tutto questo? come difendermi? a chi rivolgermi se volessi affrontare questo prolema con loro e dunque risolverlo?

    Grazie.
    Come difendermi da questi attacchi?

    • Carmelo Di Mauro

      Può rivolgersi ad uno psicoterapeuta per un colloquio in modo da descrivere il suo problema e fare il punto della situazione.
      Eventualmente mi contatti via mail.

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