Category Archives: Psicologia

Contro ogni forma di intolleranza

Contro ogni forma di intolleranza Neuromancer si schiera dalla parte di Voltaire.

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Gli altri profeti hanno seguaci con senso dello humour…

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Blog di psicologia 2014. Neuroauguri.

Come ogni anno ripropongo una lista dei blog italiani di psicologia. Ci sono nuovi inserimenti anche se pochissimi (trovate accanto la sigla NEW) e rimangono in elenco i blog che aggiornano con regolarità la loro home. Altri ci hanno lasciato (EXPIRED) e d’altro canto alcuni blog aggiornano davvero poco (AP).

Nel complesso il fermento di blog psicologici è in fase di esaurimento. C’è calma piatta e in questo processo depressivo contribuiscono una serie di fattori esterni (ad esempio la crisi economica) ed interni al mondo della psicologia. In buona sostanza, tutto è fermo. E ciò che non si muove in termini di conoscenza e sperimentazione è destinato alla staticità e a tutti gli inconvenienti darwiniani del caso. E quindi: la facoltà di psicologia rimane un luogo inutile, l’Ordine degli Psicologi ancora non si capisce a cosa possa mai servire, il servizio sanitario pubblico non contempla nei suoi piani attuali e futuri la figura dello psicologo, i media non hanno alcuna idea di cosa sia lo psicologo, i pazienti continuano a rivolgersi al medico di famiglia o al neurologo e continuano a soffrire.

Quale soluzione allora. Quale? Una riforma graduale di paradigma che ponga l’esperienza, la ricerca, la verifica come criteri conduttori di un nuovo assetto disciplinare e culturale della psicologia nei tre ambiti principali: teorico, applicativo e clinico. E’ una faccenda molto complicata e piena di rischi, ma ne vale la pena perché la psicologia è capace di funzionare.

Altra Psicologia, informazione, promozione e tutela della psicologia.
Brain Factor, cervello e neuroscienze.
Blog, notizie di psicologia selezionate da Luca Mazzucchelli.
Cognitilist: appunti e segnalazioni dal mondo cognitivista.
Il blog. EXPIRED
Il potere del qui e ora, l’unico vero maestro è il qui e ora. (NEW)
La psicologa di famiglia, un blog di approfondimento e confronto.
La stanza dello psicologo, un progetto declinato al femminile.
Mente e psiche, un interessante spazio. EXPIRED
Mente Sociale, il mondo dentro e fuori di se stessi.
Neuromancer, storie di psicologia, psichiatria e neuroscienze.
Non solo psicologia, uno spazio di riflessione psicologica. EXPIRED
Neuroscienze.net, rivista di neuroscienze. (AP)
Osservatorio Psicologia nei Media, la psicologia nei media (AP)
Parliamo di psicologia, l’attualità in chiave psicologica. EXPIRED
Psico-bufale. (AP)
Psicologia della vita quotidiana, la psicologia vicino a tutti. (NEW)
Psicologiaxtutti, psicologia e promozione del benessere psicologico.
Psicologia Gay, la tua bussola tra genere e orientamento. (AP)
Psicologo Pratica, la psicologia del cambiamento concreto.
Psicotalk, psicologia, benessere e relazioni. EXPIRED
Psicozoo, per orientarsi nella giungla della mente.
Psiconeurolinguistica, blog dedicato alla psicologia. (NEW)
Spazio in ascolto, dialogo sui disturbi psicologici e gli interventi psicoterapeutici. (AP)
Spazio Psicologia, un aiuto efficace, accessibile a tutti.
State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche.

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Domanda rivolta agli psicologi

Ogni anno sul sito Edge viene posta una domanda speciale rivolta principalmente a scienziati e pensatori di tutto il pianeta. La domanda del 2014 è stata la seguente:

Quale idea scientifica è pronta per essere ritirata?

Il regista Jesse Dylan ha prodotto un piccolo splendido video di 4 minuti in cui ha montato le sintetiche risposte alla domanda annuale di Edge da parte di ricercatori e intellettuali di spicco nel panorama mondiale. Tra gli intervistati segnalo il filosofo e scienziato cognitivo Daniel C. Dennett, lo studioso di tecnologia George Dyson, Kevin Kelly scrittore e pensatore di cultura digitale, lo psicologo sperimentale e divulgatore scientifico di fama mondiale Steven Pinker e Lee Smolin, noto fisico teorico che studia l’ineffabile complessità della meccanica quantistica.

La domanda potrebbe essere “personalizzata” e rivolta al mondo accademico e professionale degli psicologi: quale concetto psicologico è pronto per essere rimosso perché ormai privo di ogni fondamento e controllo scientifico?

A voi lettori, la possibile risposta.

link all’Annual Question di Edge

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Piangere di gioia

Perchè piangiamo nei momenti di intensa felicità? Perchè alcune volte ridiamo nervosamente di fronte ad un pericolo? I ricercatori spiegano l’apparente contraddizione in un articolo pubblicato su Association for Psychological Science.

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È un fenomeno curioso e molto comune e si verifica in due situazioni complementari: l’espressione di emozioni negative (come il pianto) in momenti di gioia e l’espressisone di emozioni positive (come il sorriso) durante un evento negativo. Il pianto al momento della nascita di un neonato o in un incontro insperato e, all’opposto, il sorriso incontrollato durante un funerale. Ti assicuro che la psicopatologia è ricca di questo genere di incongruità tra emozione e contesto.

Il gruppo di ricerca della psicologa Oriana Aragon alla Università di Yale si occupa di questo fenomeno e lavora sull’ipotesi che il contrasto tra emozione ed evento sociale abbia un significato preciso per gestire la regolazione emotiva.

Quando corriamo il rischio di essere sopraffatti da [intense] emozioni, che siano positive o negative, l’esprimere l’emozione opposta ha l’effetto di ridurne l’ampiezza e restituire l’equilibrio emotivo. […]

Aragon e collaboratori ritengono che le persone hanno dei limiti emotivi. Quando sentiamo che l’escalation della nostra tristezza o della nostra gioia sta raggiungendo un grado ingestibile – al punto che i nostri corpi sono quasi sopraffatti fisiologicamente – questa percezione attiva un’emozione incongrua per bilanciare le cose.

È interessante dedicare qualche riga ad uno dei loro studi. Hanno trovato infatti che i partecipanti messi di fronte a delle foto di neonati, ritoccati con un software per renderli ancora più infantili, mostravano intense manifestazioni con sfumature “aggressive”, come il desiderio di pizzicare o mordicchiare le guance oppure di abbracciarli con deciso affetto o anche emettendo delle vocalizzazioni tipiche del mondo animale.

I risultati hanno dato conferma alle ipotesi dei ricercatori. I partecipanti volevano accudire di più i neonati più “infantili” rispetto a quelli “meno infantili” manifestando espressioni più aggressive. Hanno inoltre ricevuto conferma che la funzione di pizzicare e imitare i versi degli animali o altre “aggressioni” da gioco servono per regolare le irresistibili emozioni positive verso i bimbi – in modo tale da fronteggiare gli intensi picchi emotivi.

Certo c’è molto da capire ancora. Ad esempio, qual è la differenza funzionale tra la manifestazione dell’emozione positiva in una condizione negativa rispetto alla condizione opposta (emozione negativa in un evento positivo? Quale è il ruolo della cultura? Come variano in funzione della specifica relazione sociale in atto? E che dire della “personalizzazione” delle emozioni che ci dicono di non dare per scontato che esiste un solo tipo di pianto, di sorriso o di rabbia? C’è molto da approfondire, ma queste ricerche danno ulteriore prova che la regolazione (e il riconoscimento) delle emozioni svolge un ruolo centrale nel funzionamento psichico.

link all’articolo su APS

 

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Scimmie, algoritmi, libri

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C’è sempre la possibilità che entro un intervallo di tempo indefinito una scimmia, a forza di battere i tasti di una macchina da scrivere, componga un capolavoro letterario o riscriva la Divina Commedia. Affronta la questione in un brillante articolo Ben Ehrlich su The beautiful brain, suggerendone affascinanti scenari.

Nel caso della scimmia il risultato sarebbe significativo come l’originale, ma è improbabile che il primate generi un tale prodigio a causa della durata del nostro universo. Alcune persone stanno addirittura provando a programmare un computer che generi libri. Philip Parker, un professore di marketing alla INSEAD Business School, sta lavorando ad un programma che in base a poca informazione riesce a simulare i processi mentali di un esperto. Il processo impiega trenta minuti e, secondo Parker, è in grado di elaborare racconti, romanzi oltre ad elementari componimenti poetici (il programma ha già prodotto oltre 200.000 libri).

In effetti, oggi gli algoritmi sono parte integrante di una moltitudine di attività quotidiane, dalla scelta di un libro alle previsioni del tempo. La novità è rappresentata dalla generazione “spontanea” di contenuti senza il controllo del “programmatore”. È quello che sta accadendo di recente ad esempio con la generazione di notizie attraverso algoritmi autonomi (could robots be the journalists of the future?) .

Ben Ehrlich aggiunge un’interessante osservazione partendo da un episodio personale. Dettando un messaggio a Google Voice perché fosse trascritto nel cellulare, il programma ha alterato alcune parole e la loro combinazione sintattica stravolgendo il significato originale. Qualcosa che succede a tutti noi, quando scriviamo velocemente un sms e il t9 propone parole che non rispecchiano le nostre aspettative. Come se lo smartphone o il tablet prendessero il nostro posto. E se davvero l’algortitmo che sta dietro la tastiera sta lentamente prendendo il nostro posto? Ehrlich ha scritto quanto segue:

Nell’era digitale, [il saggio] La morte dell’Autore di Roland Barth sembra anticipare tutto. Che ne sarà della creatività? Mi piace pensare al brano tratto da Ritratto di un artista da giovane di James Joyce: “l’artista, come il dio della creazione, rimane dentro o dietro o oltre o sopra la sua creazione, invisibile, purificato, fuori dall’esistenza, indifferente, che si taglia le unghie”. Forse alludeva al programma di un computer.

Forse le incursioni lessicali dell’algoritmo non sono altro che piccole licenze psicologiche. E’ un po’ ciò che succede quando mentre dormiamo improvvisamente il sogno sostituisce, altera o si prende gioco delle nostre intenzioni e credenze da svegli.

link a The beautiful brain

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